Domenico De Filippo racconta la magia della Franciacorta.
Il borgo di Coccaglio, costruito sulle rovine di un antico castello romano, si trova nella parte meridionale della Franciacorta. Di certo non passa inosservato che in questa zona la viticoltura è di particolare importanza. I vigneti si susseguono in perfetta armonia con il paesaggio collinare. La cantina De Filippo, situata al centro del borgo, colpisce e ammalia con le sue mura imponenti. Questo stesso fascino lo trasmette anche Domenico («Mimmo») De Filippo, il padrone di casa. Quando parla dei suoi vini, i suoi occhi sprigionano un entusiasmo capace di illuminare l’intera cantina. L’imprenditore ha dedicato alla Franciacorta tutta la sua vita e chi lo incontra, percepisce che preferirebbe di gran lunga tenere per sé le migliaia di bottiglie piuttosto che venderle.
I viticoltori sono perfezionisti per natura?
((Ride)) Anche se non lo fossero, lo diventerebbero perché la perfezione fa parte del nostro lavoro.
Fare il viticoltore è un lavoro o una vocazione?
Per la mia famiglia è sicuramente una vocazione. Mentre gli altri bambini sognavano di diventare poliziotti, piloti o dottori, per me è sempre stato chiaro che sarei diventato enologo. Mio figlio invece ha deciso di intraprendere anche un’altra strada parallelamente e oggi è sia enologo sia avvocato.
I vini vengono vinificati all’interno della vostra cantina?
Nei mesi di settembre e ottobre il mosto viene trasportato alla nostra cantina e trasferito nelle nostre botti. Le mura spesse ci permettono di mantenere le temperature fresche e costanti. A marzo viene effettuato il travaso nelle bottiglie. Per garantire una chiusura ermetica, usiamo un sistema doppio tappo, ovvero un tappo (in polietilene) temporaneo per il periodo della fermentazione e un tappo a corona. Nella fase di fermentazione successiva, lo zucchero viene convertito dai lieviti in alcol etilico. Durante l’ultimo passaggio, la sboccatura, viene messo il tappo in sughero prima di procedere all’affinamento in bottiglia per almeno due mesi (che si aggiungono ai 18 mesi di maturazione sui lieviti). Il periodo di conservazione e altre direttive, come ad esempio la registrazione della data di imbottigliamento, vengono stabilite e controllate rigorosamente dal «Consorzio Franciacorta».
Il «Consorzio Franciacorta», in cui ha ricoperto per anni un ruolo importante, è il custode dei vini della Franciacorta. Come è nato il consorzio?
A metà degli anni ‘60 la regione della Franciacorta ha ricevuto la Denominazione di Origine Controllata (DOC), ma faceva parte del consorzio dei «Vini Bresciani». Una volta ottenuto questo riconoscimento, 25 produttori, tra cui io stesso, decisero di creare qualcosa di proprio e fondarono il «Consorzio Franciacorta». Questo gruppo era composto da imprenditori provenienti dai più svariati settori come l’edilizia, le spedizioni internazionali, ecc. Tutti però possedevano dei terreni sul territorio della Franciacorta ed erano convinti del suo potenziale. Essendo l’unico enologo del gruppo ed avendo le competenze tecniche necessarie, sono stato nominato capo della commissione tecnica del «Consorzio Franciacorta». Dopo essere stato eletto, ci siamo messi subito all’opera e abbiamo creato e ampliato il disciplinare di produzione, con l’obiettivo di ottenere un proprio marchio DOC. La nostra preparazione è stata premiata con l’autorizzazione del ministero responsabile solo due settimane dopo la sua visita. Poi nel 1995, abbiamo ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita – DOCG. Fin dall’inizio, tutti i membri del consorzio si sono mostrati rispettosi e ci hanno lasciato carta bianca, consapevoli della conoscenza e competenza degli agronomi e viticoltori. Dopo molti anni di intensa collaborazione, qualche tempo fa mi sono ritirato dal «Consorzio Franciacorta» e ho passato il testimone alla prossima generazione.
L’estate 2022 è stata particolarmente calda, i giorni di pioggia sono stati piuttosto un’eccezione. Quali sono le conseguenze di queste situazioni climatiche per le vendemmie future?
Siamo molto preoccupati, perché quando le temperature sono troppo elevate e le precipitazioni scarse per vari mesi, come quest’anno, le viti perdono presto le foglie. Si tratta di un cenno palese di sofferenza della pianta. Ne consegue che le uve vengono esposte direttamente ai caldi raggi solari pomeridiani, senza alcuna protezione. Il risultato è un rapporto uva/mosto anomalo, che dal 65 % si abbassa al 50 %, poiché i grappoli producono meno succo. Le foglie hanno un compito fondamentale: oltre a proteggere i grappoli dal calore eccessivo, forniscono agli acini anche le sostanze nutrienti tramite la fotosintesi.
Significa quindi che la regione della Franciacorta ne risente?
Esistono già delle misure d’emergenza sia per l’irrigazione sia per la posa delle barbatelle. Queste ultime però sono state impiantate solo l’anno scorso e le loro radici non sono profonde a sufficienza per poter assorbire l’acqua. Le viti più vecchie invece, riescono a trovare più facilmente l’acqua grazie alle loro radici più lunghe e ciò le rende più resistenti.
I cambiamenti climatici hanno sicuramente un impatto sulle condizioni del terreno e sulla qualità dell’uva. Un adattamento dei metodi di coltivazione è una conseguenza logica?
Da quattro o cinque anni notiamo una maturazione precoce delle uve Pinot e Chardonnay. Per una produzione ottimale è necessaria un’elevata struttura acida. Le basi dei vini invece, a causa del cambiamento climatico, hanno un elevato tasso alcolico e un’acidità troppo bassa. Per questo motivo il consiglio di amministrazione del «Consorzio Franciacorta» ha deciso di modificare il disciplinare, approvando l’uso di Erbamat.
Che cos’è l’Erbamat?
L’Erbamat è un vitigno autoctono del bresciano, caduto nell’oblio, perché il vino ricavato era troppo secco. Se le condizioni climatiche di quest’anno persistono, l’uso dell‘Erbamat per la produzione di vini Franciacorta potrebbe diventare una componente fissa, altrimenti ci verrebbe a mancare la struttura acida nel mosto. Quest’uva matura un mese dopo lo Chardonnay e il Pinot e si distingue per un basso tasso alcolico. Inoltre, i suoi aromi naturali non incidono su quelli del Franciacorta e hanno un‘acidità naturale, che funge da base per il Franciacorta.
Che ruolo giocano i parassiti delle piante dovuti ai cambiamenti climatici?
Nella regione della Franciacorta stiamo affrontando una piccola sfida perché alcuni vigneti soffrono di clorosi causata da un ragnetto rosso. Quando avremo trovato il parassita responsabile di questa malattia, saremo in grado di risparmiare anche molti soldi.
A chi viene affidato questo compito?
Agli istituti di ricerca e ai laboratori all’interno della scuola enologica.
Diamo uno sguardo al futuro. Ci sono nuovi progetti all’orizzonte?
((Ride)). Vorrei andare in pensione. Ma scherzi a parte, il mio lavoro mi appassiona più di ogni altra cosa. Tuttavia, è arrivato il momento di farsi da parte e di concentrarmi su un paio di cose che mi stanno particolarmente a cuore.
Domenico De Filippo, grazie di averci concesso quest’intervista!
Eccellenza frizzante con tradizione: quando da qualcosa di speciale si ricava il meglio
La cantina De Filippo è stata fondata nel 1906 dal nonno dell’attuale proprietario, Domenico De Filippo. Il marchio dell’azienda riporta il famoso ritratto di Luca Marenzio, nato a Coccaglio nel 1553, compositore e autore di madrigali rinascimentali. Quando, negli anni ‘60, il giovane Domenico De Filippo e un amico, anch’egli enologo, si cimentavano nella produzione di spumanti di Franciacorta, di tanto in tanto dalla cantina si sentivano delle piccole esplosioni. All’inizio, il problema principale per i due pionieri dell’enologia era trovare la giusta qualità di vetro per le loro future bottiglie di spumante, in grado di resistere alla pressione durante la fermentazione. È risaputo, le cose belle richiedono tempo. Nel 1970, Domenico De Filippo presentò con orgoglio le prime 500 bottiglie del suo spumante De Filippo. A distanza di 50 anni e milioni di bottiglie vendute, la famiglia De Filippo cura la qualità dei suoi prodotti come il primo giorno. Per esempio, il remuage avviene durante la seconda fase di fermentazione ancora manualmente. Sebbene sia un processo molto lungo, per l’enologo ottantenne questo periodo di affinamento è fondamentale per raggiungere l’equilibrio organolettico che da decenni contraddistingue i prodotti De Filippo. Tra le specialità della casa troviamo tra l’altro il Rosé De Filippo, il Franciacorta Brut De Filippo e il Franciacorta Satèn De Filippo.
Informazioni: defilippocollection.com
Franciacorta – tra storia e avventura
Tra i bongustai e gli intenditori di vino, il nome Franciacorta è ormai noto da tempo; non sorprende quindi che la zona collinare situata all’estremità sud del Lago d’Iseo venga chiamata la regione dello Champagne d’Italia. Il territorio, in provincia di Brescia che si estende tra Milano e Verona, conta una superficie di 200 chilometri quadrati e 20 comuni. La storia della Franciacorta è tanto antica quanto avvolta nel mistero. Nell’XI secolo, i monaci cluniacensi e cistercensi di Cluny si recarono nell’attuale Franciacorta. Amministravano enormi proprietà e in cambio del loro impegno, erano esentati dalle tasse. Da qui il nome Francae Curtes, che compare nel 1277 come toponimo Franzacurta negli annali della città di Brescia. I terreni argillosi e ghiaiosi, così come il clima mite, costituivano le condizioni migliori per la coltivazione della vite e ciò era già stato sfruttato dai Romani. Franciacorta non è solo sinonimo di bollicine esclusive. Che si tratti di trekking, golf, arte, delizie culinarie o semplicemente di dolce: la Franciacorta è un’autentica perla con magnifici paesaggi naturali in grado di trasmettere una sensazione di benessere.
Informazioni bresciatourism.it
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