Las Vegas è la città dell’eccesso. Qui l’architettura raramente si limita alla funzione: crea immagini, atmosfere, vere e proprie drammaturgie. Con il nuovo COTE Vegas al The Venetian Resort, la Rockwell Group dimostra ancora una volta come la ristorazione possa essere concepita come messa in scena spaziale, senza scivolare nella semplice scenografia.
L’accesso al ristorante è concepito come un contrappunto all’opulenta architettura del casinò. Mentre il Venetian punta su materiali chiari e riferimenti storici, COTE lavora con pietra scura, geometrie nette e una riduzione formale controllata. Lo stretto ingresso funziona come una zona di transizione – acusticamente e visivamente separata dal casinò – e crea una chiara cesura nello spazio.
Drammaturgia dello spazio invece del decor
Nella sala principale il concept prende forma. Rockwell utilizza un bar centrale come punto di ancoraggio dello spazio. Le aree di seduta si dispongono attorno ad esso su livelli leggermente rialzati, quasi come in un anfiteatro. Questa organizzazione favorisce le linee visive e l’interazione sociale – un principio che a Las Vegas è radicato sia dal punto di vista funzionale sia culturale.
Particolarmente evidente è l’installazione sul soffitto: cinque elementi dorati simili a fiori strutturano lo spazio. Reagiscono alle variazioni di luce e alla musica, modificando in modo sottile l’atmosfera. Qui l’illuminazione non è concepita come elemento statico, ma come parte attiva del concept spaziale.
Anche la materialità gioca un ruolo centrale. Superfici riflettenti rimandano la luce e creano profondità senza risultare ornamentali. I tavoli in pelle e pietra ollare integrano i caratteristici tavoli-grill del concept COTE, ancorando l’esperienza culinaria direttamente all’architettura.
Identità e dettaglio
Fondato da Simon Kim, COTE unisce il barbecue coreano alla tradizione della steakhouse americana. Questa ibridazione si riflette anche nello spazio. Un dettaglio ironico è il cosiddetto Lightning Bolt Button, che in occasioni speciali attiva una breve sequenza luminosa: uno spettacolo controllato che richiama il DNA di Las Vegas senza risultare dominante.
Al livello mezzanino si trovano le sale private, progettate come luoghi di ritiro. Una di esse è concepita come karaoke lounge, un riferimento alle radici coreane del concept, tradotto però in un ambiente raffinato e architettonicamente misurato.
Architettura come cornice, non come fine
COTE Las Vegas non è una replica delle sedi di New York o Miami, bensì un’interpretazione site-specific. La Rockwell Group risponde all’intensità visiva della città con una drammaturgia controllata. Lo spazio funziona sia come punto d’incontro sociale sia come palcoscenico per l’esperienza gastronomica, senza che l’architettura prevalga sul contenuto.
In una città dove l’effetto rischia spesso di diventare fine a sé stesso, COTE Vegas appare ponderato. Il ristorante è meno spettacolo e più atmosfera accuratamente orchestrata, un ulteriore esempio di come Rockwell concepisca la ristorazione come esperienza spaziale.
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