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Le branded residences sono molto più di semplici indirizzi dal nome prestigioso: trasformano un marchio in un universo abitabile, fatto di servizi, identità architettonica e una narrazione che si estende dal logo fino alla luce degli ambienti. Perché questo segmento è in piena espansione, come Bvlgari e Bugatti ne rappresentino l’eccellenza – e perché i modelli boutique, più discreti, sembrino avere un impatto più duraturo.

Tra profumo di legno e luce soffusa nasce una sensazione che definisce una nuova generazione di marchi: il lusso come atteggiamento, non come dimensione. Six Senses, Raffles e Auberge Resorts mostrano come lo storytelling diventi uno strumento architettonico – orti biologici, servizio di maggiordomo o luoghi curati traducono valori in spazi. Abitare diventa narrazione.

Dal brand all’habitat

Le Branded Residences sono appartamenti o case private sotto un marchio affermato – spesso collegati a un hotel, sempre più anche indipendenti. Uniscono design, servizio e riconoscibilità in un prodotto richiesto a livello globale. Paghi in media un sovrapprezzo del 30 – 35%, attualmente circa 31 – 33%. Il mercato cresce rapidamente: entro la fine del 2025 i progetti esistenti nel mondo erano circa 910 (+19%), mentre oltre 800 ulteriori sviluppi risultavano già pianificati. Hotspot: Dubai e il Sud della Florida.

Bvlgari x ACPV: architettura come drammaturgia

Con ACPV (Antonio Citterio Patricia Viel), Bvlgari traduce il proprio DNA in precisione costruita. A Dubai come «Urban Resort & Residences» con Marina e Niko Romito, a Bodrum con 101 ville su 68 ettari, ad Abu Dhabi (2030) con mansions e moli privati. Qui l’architettura diventa una scena coerente del brand – riconoscibile a livello globale, radicata localmente.

Bugatti, Bentley, Porsche: mobilità come rituale

Bugatti by Binghatti porta l’hypersport nell’abitare: car lift, sky garage, facciate fluide – architettura come movimento. Le Bentley Residences Miami traducono la mobilità in un rituale di arrivo: il «Dezervator™» porta auto e proprietario direttamente nell’appartamento, con piscine private e interni Gaggenau. Il Porsche Design Tower Bangkok sviluppa ulteriormente il concetto: 22 sky villa con «Passion Spaces» e una rampa a spirale – la tecnologia diventa spazio.

Six Senses: lusso attraverso il ritiro

Sull’isola privata di Félicité (Seychelles), Six Senses Zil Pasyon rappresenta un movimento opposto: la «stealth architecture» di Studio RHE integra gli edifici fino a farli quasi scomparire. 30 ville e poche residenze su 268 ettari, con chef privato e GEM, spa, orti biologici ed eliporto. Qui il lusso non nasce dalla visibilità, ma dalla risonanza con il luogo.

Il mercato: scala vs. atteggiamento

Marriott International domina la pipeline, Ritz-Carlton guida il segmento luxury. Allo stesso tempo crescono i brand non alberghieri – dall’automotive alla moda. Parallelamente si affermano i modelli boutique: Six Senses punta sulla rigenerazione, Raffles trasforma la storia («The OWO»), Auberge valorizza l’autenticità locale. Non è più l’opulenza, ma l’identità a definire il lusso.

Outlook: oltre il logo

Icone come Bvlgari e Bugatti definiscono il vertice – ad esempio «Bvlgari Abu Dhabi» (2030) con 90 mansions su un’isola privata. Allo stesso tempo emergono nicchie in cui contano origine, artigianato e sostenibilità –ciò che conta è la traduzione autentica del proprio DNA nello spazio.


Scopri di più sul mondo delle Branded Residences: le esclusive Falkensteiner Residences

In un’intervista esclusiva rilasciata a moments, Otmar Michaeler, CEO di Falkensteiner, racconta come le Falkensteiner Residences creino rifugi di lusso davvero speciali, a metà strada tra l’abitazione e l’ospitalità alberghiera. Leggi l’intervista.


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