Sette camere in un unico edificio sarebbero un piccolo hotel. Distribuendo invece camere, chalet storici, raccard, spa e ristorazione in un intero villaggio di montagna del Vallese, nasce un’idea decisamente interessante: Le Rucher d’Evolène.
Un hotel ha bisogno di una lobby, camere, ristorante e spa – almeno secondo l’idea più tradizionale. A Evolène la vedono in modo un po’ diverso. Qui sta nascendo Le Rucher d’Evolène, un cosiddetto Heritage Albergo Diffuso: non un resort chiuso in sé stesso, ma un hotel che si sviluppa gradualmente all’interno di un borgo esistente. Gli ospiti soggiornano in diversi edifici storici, percorrono le strade del paese per raggiungere le altre strutture dell’hotel e finiscono inevitabilmente per entrare in contatto con il luogo in cui stanno trascorrendo le vacanze.
L’idea dell’Albergo Diffuso nasce originariamente in Italia ed è tanto semplice quanto intelligente: invece di costruire nuovi edifici destinati al turismo, si utilizzano le case già esistenti di un borgo, gestendole insieme come un unico hotel. A Evolène questo principio assume una declinazione svizzera – e il villaggio di montagna del Vallese si presta particolarmente bene a questo modello. Alcuni edifici sono sorprendentemente antichi. Le For de Blatt risale al 1443, Chez Catherine & Joseph al 1595, Chez Madeleine al 1634 e Chez Berthe al 1757. Durante il restauro sono stati conservati vecchi travi in legno, strutture in pietra, porte, iscrizioni, armadi dipinti e cassapanche. A questi elementi si aggiungono legno di larice, pietra naturale e ardesia della regione, lavorati anche da artigiani della Val d’Hérens. Il comfort contemporaneo, però, trova comunque spazio. Riscaldamento a pavimento e letti confortevoli, dopotutto, non devono essere storici solo perché lo sono le mura. Del progetto architettonico e degli interni si occupano gli studi Tamaris e Alp’Architecture. Géraldine Dohogne, che ha già firmato interni per Zannier Hotels, curerà la futura brasserie La Pension, mentre Studio C&C contribuisce con interventi artistici.
Il 21 agosto 2026 apriva Le Central, il piccolo cuore del progetto. Il boutique hotel nel centro del paese dispone di sette camere, giardino, Honesty Bar, deposito sci e Olèïnna Spa. Quest’ultima si ispira a una grotta alpina e combina pietra, acqua e luce soffusa con jacuzzi, sauna, zona zen e una cabina separata per i trattamenti.
Ma Le Rucher è destinato a crescere ancora – non attraverso un grande nuovo edificio, bensì casa dopo casa. Sono previste ulteriori sistemazioni nel borgo, la brasserie La Pension aperta anche al pubblico, uno spazio culturale e d’incontro nel Le For de Blatt, che conta oltre 580 anni, e La Maison Jaune con negozio sportivo e due camere per gli ospiti. Nel 2028 dovrebbe aggiungersi anche L’Hermitage, un hotel di montagna con altre 25 camere. L’aspetto decisivo è che Evolène non deve trasformarsi in una semplice scenografia alberghiera. Il borgo della Val d’Hérens ha una storia propria, tradizioni artigianali e persino una lingua regionale ancora parlata. Edifici, strade e piazze restano parte della normale vita del paese. È proprio qui che risiede il fascino del concept: l’ospite non soggiorna in una ricostruzione della vita alpina, ma all’interno di un luogo che esisteva già molto prima che qualcuno pensasse di aprirvi un hotel.
E poi c’è il paesaggio. La Dent Blanche domina la valle, in estate sentieri e itinerari alpini conducono in montagna, mentre in inverno si parte per escursioni con gli sci o le ciaspole. Produttori locali e botteghe artigiane tradizionali fanno parte del territorio tanto quanto il museo di Evolène.
Forse è proprio questa l’idea più contemporanea di hotel di montagna: non costruirne un altro, ma valorizzare ciò che esiste già. A Evolène non si soggiorna semplicemente in una camera, ma in un pezzo di borgo.