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Design

Lake Como Design Festival 2026

Design · settembre 2026

B

Brigitte Cocyan

settembre 2026

Dove il design supera i propri confini

Dal 12 al 20 settembre Como torna a essere un punto d’incontro per il design contemporaneo. Con il tema guida «Confine», il Lake Como Design Festival esplora quest’anno i limiti del design: quelli spaziali e materici, ma anche quelli tra passato e presente, arte, artigianato e design. Uno degli scenari più affascinanti apre per l’occasione le sue porte per la prima volta: Villa Saporiti, direttamente sul Lago di Como.

Nel design, i confini raramente sono semplici linee. Emergono là dove un materiale raggiunge i propri limiti, dove l’architettura incontra il paesaggio, dove l’artigianato si trasforma in design o una forma storica viene reinterpretata in chiave contemporanea. È da questa riflessione che nasce l’ottava edizione del Lake Como Design Festival. Confine è il tema dei nove giorni del festival. Un concetto che non viene inteso soltanto come separazione: per gli organizzatori, il confine è anche un punto di contatto, uno spazio di tensione e trasformazione in cui idee diverse si incontrano.

A sinistra: EVIDENCE OF BEAUTY, di Defne Akin e Berk Özmutaf / a destra: DISSOLVING TOUCH, di Jacinta Bosch © Giulia Pirri

Una villa apre le porte al design

Questo concetto assume un fascino particolare a Villa Saporiti. Per la prima volta, la Contemporary Design Selection trova spazio nell’edificio neoclassico affacciato direttamente sul lago. La selezione, curata da Giovanna Massoni e diretta da Francesca Prandelli, riunisce esponenti internazionali del design, dell’architettura, dell’arte e dell’artigianato, chiamati a confrontarsi con il concetto di confine da prospettive molto diverse. Ed è qui che Confine assume improvvisamente una dimensione molto concreta. Perché i limiti esistono anche all’interno dei materiali stessi: tra durezza e morbidezza, massa e leggerezza, superfici grezze e lavorazioni precise, opacità e trasparenza. Pietra naturale, legno, metallo, vetro o ceramica raccontano non soltanto attraverso la loro forma, ma anche attraverso il modo in cui i designer scelgono di trasformare il materiale, o al contrario di rispettarne la natura. In questa ricerca si può riconoscere anche quella tendenza progettuale di Soft Brutalism. Non un nuovo stile regolato da principi ben definiti, quanto piuttosto una predilezione per la massa, l’autenticità dei materiali e le forme essenziali. Le strutture possono rimanere a vista, le superfici non devono necessariamente essere impeccabili, la pietra naturale può mostrare la propria natura e il legno le sue venature. Allo stesso tempo, luce, trasparenze e dettagli accuratamente dosati alleggeriscono la durezza dei materiali più massicci.

Giovanna Massoni e Francesca Prandelli © Alessandro Ruffini

Sul fondale dell’architettura storica di Villa Saporiti, proprio questo contrasto promette di diventare particolarmente interessante. Qui il design contemporaneo non incontra il neutro white cube, ma un luogo con una propria storia e una forte presenza architettonica. Il passato non viene cancellato per lasciare spazio al nuovo. Entrambi devono trovare il modo di convivere.

Villa Saporiti © Lorenzo Butti

Il futuro è anche nel passato

Che Confine vada ben oltre la questione dei materiali emerge chiaramente in un altro dei luoghi centrali del festival. A Villa del Grumello, Future in the Past esplora il confine tra passato e futuro. Gli archivi non vengono considerati come depositi chiusi e immutabili, ma come punti di partenza per nuove forme di progettazione.

Tra le opere esposte figurano anche lavori provenienti dall’archivio di Carla Badiali, tra cui disegni realizzati durante le collaborazioni con Hubert de Givenchy e Pierre Balmain. Testimoniano i processi creativi dell’artista, ma anche i limiti tecnici della stampa tessile. Ancora più indietro nel tempo ci porta uno straordinario mobile bar di Paolo Buffa del 1948: le sue incisioni si basano sui disegni realizzati da Andrea Appiani per il ciclo napoleonico di Palazzo Reale a Milano, la cui decorazione originale venne distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Il design diventa così esso stesso custode della memoria.

Sono presenti anche Lina Bo Bardi e AG Fronzoni, accanto a progetti contemporanei che reinterpretano tecniche storiche, architettura mediterranea e materiali tradizionali. Ed è proprio così che il titolo Future in the Past acquista sostanza: il passato non viene utilizzato come semplice citazione estetica, ma come materia da cui partire per creare qualcosa di nuovo.

A sinistra: Architetti Artigiani Anonimi, Proporzione Mediterranea; a destra: Lina Bo Bardi, Cadeira-de-Balanco presso Future in the Past © Omar Colli, Ruy Teixeira
Dall’archivio di Carla Badiali © Elsa Haertter, 1955

Il design si diffonde in città

Il festival, del resto, non rimane confinato all’interno delle ville. Anche Como diventa parte del programma. L’Archivio Design Ico Parisi approfondisce la collaborazione tra Ico Parisi e Giuliano Collina, mentre alcuni architetti accompagnano i visitatori alla scoperta dei capolavori del Razionalismo cittadino. Altre installazioni e mostre affrontano il tema di Confine da una prospettiva sociale, paesaggistica o tecnologica. Persino i confini instabili del paesaggio alpino diventano oggetto di riflessione. A Laglio, invece, gli studenti del Central Saint Martins incontrano un luogo intimamente legato alla storia del Lago di Como: lo storico Cantiere Ernesto Riva. Con il progetto Energy Poetics esplorano le fonti di energia naturali e le possibilità che possono offrire per una navigazione più sostenibile sul lago.

Confine diventa così meno un semplice titolo e più il filo conduttore di un festival che esplora i confini proprio là dove il design si fa più interessante: tra materia e forma, storia e presente, paesaggio e architettura, artigianato e tecnologia.

Ico Parisi e Giuliano Collina © Archivo Design Ico Parisi

So wird Confine weniger zur Überschrift als zum roten Faden eines Festivals, das Grenzen dort sucht, wo Design interessant wird: zwischen Material und Form, Geschichte und Gegenwart, Landschaft und Architektur, Handwerk und Technologie.

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