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Sulla costa occidentale della Svezia, anche un’infrastruttura può trasformarsi in poesia. Con il VÅGA Water Tower, lo studio White Arkitekter ha trasformato un funzionale serbatoio idrico in un monumento paesaggistico dal linguaggio brutalista e al tempo stesso evocativo, sospeso tra mare, vento e orizzonte.

Come una gigantesca linea tracciata sull’orizzonte, VÅGA si distende nel paesaggio dell’Halland. Invece di una compatta torre in cemento che si innalza verso il cielo, come accadrebbe altrove, a Varberg un corpo ondulato lungo 187 metri attraversa la costa aperta: grezzo, essenziale e allo stesso tempo sorprendentemente elegante. La nuova torre dell’acqua progettata dallo studio svedese White Arkitekter ha ben poco in comune con la tipologia tradizionale di queste infrastrutture generalmente concepite come semplici opere tecniche. Per decenni tali edifici sono stati considerati soprattutto una necessità funzionale. VÅGA, al contrario, vuole essere vista. Non come uno spettacolo, ma come un punto focale volutamente inserito nel paesaggio.

Vaga Watertower
Anna Kristinsdottir, Joacim Winqvist ©

Un orizzonte di cemento

Tutto inizia dalla forma. Invece di un elemento verticale e isolato, gli architetti hanno sviluppato una lunga trave orizzontale in cemento sostenuta da nove esili pilastri. La sua silhouette allungata richiama la geografia dell’Halland: le linee dell’autostrada costiera E6, le file di turbine eoliche, gli ampi campi agricoli e le grandi antenne della stazione radio di Grimeton, patrimonio UNESCO. Allo stesso tempo, il linguaggio formale concavo rimanda al mare. Non è un caso che il progetto si chiami VÅGA, parola svedese che significa sia «onda» sia «osare». Entrambi i significati descrivono sorprendentemente bene l’opera, sia dal punto di vista formale che concettuale.

L’infrastruttura come nuovo simbolo

La torre rappresenta anche un cambiamento culturale di prospettiva. Varberg cresce rapidamente da anni e le infrastrutture esistenti non erano più sufficienti. Invece di rendere il nuovo serbatoio d’acqua il più invisibile possibile, la città e l’azienda idrica hanno scelto consapevolmente di realizzare un edificio con una forte presenza pubblica. Un oggetto tecnico destinato a diventare un nuovo punto di riferimento, simbolo di acqua, paesaggio e futuro.

Tra monumento e paesaggio

È proprio questa impostazione a rendere VÅGA così interessante. La torre non si affida a gesti espressivi o a spettacolari contrasti materici, ma alla coerenza. Il cemento a vista rimane cemento a vista. La massa rimane massa. Eppure l’edificio appare sorprendentemente morbido. Il merito va a un’esecuzione estremamente curata: bordi concavi invece delle classiche finiture nette, giunti della casseratura perfettamente allineati, punti di ancoraggio accuratamente chiusi e una superficie che sembra assorbire la luce mutevole. A seconda dell’ora del giorno, la percezione dell’opera cambia completamente. Al mattino la torre appare quasi piatta e grafica, mentre la sera gli elementi concavi proiettano profonde linee d’ombra lungo tutta la lunghezza del serbatoio. Il cemento sembra oscillare, sospeso tra massa e movimento.

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Anna Kristinsdottir ©

Nonostante le sue dimensioni monumentali, VÅGA resta sorprendentemente accessibile. Sotto la struttura rialzata si snodano sentieri che attraversano prati di fiori selvatici, mentre sul lato occidentale è stato creato un punto panoramico che offre una vista aperta verso il mare. Qui l’infrastruttura non viene nascosta, ma diventa parte integrante di uno spazio paesaggistico pubblico.

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Anna Kristinsdottir ©

Sono questi gli aspetti che definiscono il progetto: VÅGA non racconta soltanto una storia di approvvigionamento idrico o di ingegneria. La torre dimostra come un’infrastruttura possa generare identità in modo naturale – con discrezione, sensibilità e senza alcuna ricerca di monumentalità iconica. Oppure, per dirla in un altro modo: VÅGA è un’opera in cemento che assomiglia meno a una macchina e più a un nuovo orizzonte disegnato nel paesaggio.


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