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All’incrocio tra gastronomia e design nascono piatti che restano impressi nella memoria non solo per il gusto, ma anche per la loro scenografica presentazione.

Ecco otto indirizzi dove il cibo conquista tanto il palato quanto gli occhi.

1) Sublimotion (Ibiza)

Al «Sublimotion» non si cucina semplicemente: si mette in scena. Ogni piatto è un’opera d’arte in termini di food design, in cui texture, colori e forme si fondono in una scultura commestibile. Ma l’esperienza va oltre il piatto: gli ospiti diventano parte di un’opera d’arte interattiva in cui cucina, tecnologia ed emozione si uniscono in un viaggio multisensoriale. Ogni portata apre un nuovo capitolo, con spazi, luci, suoni e proiezioni che cambiano per creare un’interazione unica tra gusto, design ed esperienza.

2) Mamesa (Alto Adige)

Al Mamesa, il ristorante gourmet dell’Hotel Weisses Kreuz nella Val Venosta in Alto Adige, il mondo incontra la regione: «glocal» è il motto dello chef Marc Bernhart. Solo sei tavoli per un autentico spettacolo culinario, dove eccellenti prodotti locali si fondono con influenze internazionali, dando vita a piatti moderni e sorprendenti. Qui aromi, consistenze e interpretazioni si combinano in un’esperienza per tutti i sensi. Il nome Mamesa, una combinazione di «Marc» e della parola retoromancia che significa tavolo, rappresenta convivialità, scambio e cultura gastronomica vissuta. Imperdibile è la pasticceria di Kay Baumgardt, pluripremiata, creativa e innovativa: le sue raffinate composizioni aprono nuove dimensioni del piacere per gli occhi e per il palato.

3) The Fat Duck (Inghilterra)

The Fat Duck, a Bray, in Inghilterra, è un vero paese delle meraviglie gastronomiche che da oltre 25 anni ridefinisce i confini della cucina d’autore. Sotto la guida di Heston Blumenthal, uno degli chef più influenti del nostro tempo, il ristorante, premiato con tre stelle Michelin, unisce precisione, inventiva e fantasia giocosa. Ispirati da Alice nel Paese delle Meraviglie, Willy Wonka e dalle infinite possibilità offerte da scienza, storia e natura, i piatti sorprendono e commuovono, tanto nel gusto quanto nell’estetica. La filosofia di Blumenthal: mettere tutto in discussione, saltare nelle «tane del coniglio» culinarie e creare esperienze con i migliori ingredienti, che siano tanto deliziose quanto indimenticabili e visivamente straordinarie. 

4) Plénitude (Parigi)

l ristorante «Plénitude», al primo piano dello Cheval Blanc Paris, è il laboratorio culinario di Arnaud Donckele. Premiato con tre stelle Michelin e cinque cappelli, questo ristorante d’alta cucina mette al centro la salsa, protagonista di un teatro gastronomico ispirato al ritmo delle quattro stagioni. Nascono così gli «Absolute Blends»: elisir complessi e stratificati, con note di testa, cuore e fondo, composti da fino a dodici ingredienti. Sotto la guida di Alexandre Larvoir, il team di servizio presenta le salse, che sono fondamentalmente il filo conduttore del menu, e i «Préludes» (antipasti), i «Salty and Sweet Waters» (piatti di pesce), i «Meadows and Country Lands» (carne) e i «Sweet Fragrances» (dessert). Il risultato: piatti che uniscono terroir, artigianalità ed emozione, dal gusto impeccabile e dall’aspetto talmente curato che si esita quasi a toccarli… ma solo quasi.

5) Frantzéns (Stoccolma)

Il «Frantzén» di Stoccolma rappresenta una sorta di momento Beyoncé dell’alta gastronomia: raro, affascinante e immediatamente tutto esaurito. Solo 23 ospiti alla sera possono vivere questo dramma culinario a tre stelle, distribuiti su tre piani e 521 m². Lo chef Björn Frantzén, ex calciatore professionista e oggi icona dell’alta cucina internazionale, sfugge a ogni etichetta culinaria: invece di limitarsi alla «New Nordic Cuisine», cerca in tutto il mondo i migliori ingredienti – Yuzu e Sudachi dal Giappone? Ci sono! Tartufi estivi dall’Australia? Ma certo! Il menu inizia sotto il tetto con aperitivi e stuzzichini, prima che gli ospiti attraversino la cucina di produzione e la cantina per raggiungere il cuore del ristorante: il bancone a forma di L con camino aperto. Il meglio: ogni elemento del menu è pensato per lasciare un’impressione non solo gustativa, ma anche visiva.

6) Ocean Restaurant (Portogallo)

L’Ocean Restaurant in Algarve non è solo un hotspot gastronomico insignito di due stelle Michelin, ma anche un palcoscenico per un food design spettacolare. Lo chef Hans Neuner trasforma i migliori prodotti regionali e le influenze esotiche in composizioni artistiche, in cui la presentazione e la composizione degli ingredienti sono tanto creative quanto precise dal punto di vista del gusto. Ogni piatto è un tributo all’oceano Atlantico che si estende di fronte al ristorante, ispirato dai colori del mare, dalle strutture coralline e dal paesaggio costiero. Texture, tonalità e forme si combinano per raccontare una storia. Tecnica, design artistico e armonia dei sapori si fondono, così che alla fine l’ospite si trova davanti a un piatto molto #instagrammable, che colpisce visivamente e incanta il palato.

7) DiverXO (Madrid)

DiverXO a Madrid è l’universo culinario di Dabiz Muñoz, tra i più giovani chef ad aver conquistato le tre stelle Michelin e considerato una delle menti più inventive della gastronomia mondiale. Quello che all’apparenza sembra un punk eccentrico, con cresta e atteggiamento provocatorio, si rivela nel piatto come un maestro di precisione, estetica e dettaglio. Qui le influenze globali si fondono nel food design nella sua forma più selvaggia: opulento, giocoso, spesso teatrale, ma sempre con un perfetto equilibrio di consistenza, aroma e presentazione. Ogni piatto è come un’opera d’arte visiva che unisce sensualità e sorpresa, dove Muñoz compone ingredienti come se raccontasse storie attraverso colori, forme e sapori.

8) Atelier Moessmer Niederkofler (Alto Adige)

L’Atelier Moessmer a Brunico è una sorta di haute couture della cucina altoatesina: al posto di ago e filo, Norbert Niederkofler e il suo team utilizzano pinzette e erbe di montagna. Lo chef tre stelle, noto per la sua filosofia Cook the Mountain, non serve semplicemente cibo, ma storie della regione che nel piatto sembrano piccole opere d’arte. La serata inizia in modo originale e accogliente: si suona il campanello, come a casa di amici, e si viene invitati a gustare un aperitivo in biblioteca. Segue poi una breve visita guidata dell’edificio storico, prima di accomodarsi a un tavolo elegante o di passare direttamente al cuore della questione: il tavolo dello chef nella cucina a vista, proprio al bancone, da cui osservare i cuochi mentre friggono, flambano e lavorano con minuziosa precisione. Food design? Qui è d’obbligo: i piatti sono disposti in modo così artistico che viene quasi voglia di chiedere al cameriere un cartellino con la scritta «Non toccare».

Atelier Moessmer Suedtirol
Markus Ranalter, Dalge ©

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