In soli tre passi oltre il confine nazionale: ecco l’esperienza che si prova visitando le Capitali europee della cultura 2025, la slovena Nova Gorica e l’italiana Gorizia. Le due città, separate dopo la seconda guerra mondiale, oggi appaiono come un’unica entità: nel 2025 condivideranno il titolo di Capitale europea della cultura e ci accompagneranno in un emozionante percorso lungo la storia della loro architettura e cultura.
Non sono molte le città in cui si esce dalla stazione ferroviaria e ci si imbatte in un confine a pochi metri di distanza. Si scende in Slovenia, con pochi passi si attraversa piazza Europa e ci si ritrova in Italia. In realtà è la realizzazione del sogno di un’Europa unita, ma la storia alla base di questo evento è ricca di drammi. Il confine fu tracciato dagli Alleati durante la notte dopo la seconda guerra mondiale, a volte attraversando case private e giardini, e a seconda del capriccio del destino, il giorno dopo le persone si ritrovavano in Italia o nella Jugoslavia comunista. La splendida stazione ferroviaria in stile secessionista austro-orientale oggi appare un po’ sperduta, perché a Nova Gorica non vi sono altri edifici storici. Non c’è da stupirsi, dato che la città è stata realizzata solo a partire dal 1948 nell’area dietro i binari ferroviari. È nata a tavolina e si proponeva di essere una risposta socialista reale all’Occidente capitalista, ordinata dallo stesso Tito. Una città modello che doveva mostrare come la comunità con un volto socialista potesse trovare espressione nell’architettura.
Città giardino dal tocco mediterraneo
Questo evento mette finalmente fine alla leggenda della «città divisa»: la secolare Gorizia, l’antica Nizza austriaca con i suoi viali e i palazzi nobiliari, dopo il crollo dell’Impero austro-ungarico è diventata italiana e si chiama Gorizia. Nova Gorica, invece, è un comune giovane e autonomo sul versante sloveno, con un carattere molto peculiare. Su una delle principali vie di comunicazione è possibile osservare un modello in bronzo del masterplan e, osservandolo più da vicino, si nota che questa immagine ideale non corrisponde precisamente alla realtà. Solo una piccola parte dei complessi edilizi e delle strade previsti originariamente è stata costruita, perché Tito fu espulso dall’unione dei paesi del blocco per la sua opposizione e la Jugoslavia finì presto i soldi. Ciononostante, ancora oggi è possibile percepire con chiarezza ciò che l’architetto Edvard Ravnikar, ex allievo di Joze Plecnik e Le Corbusier, aveva in mente come urbanista responsabile: una città giardino mediterranea con molti spazi aperti, ariosa e spaziosa, con tante passeggiate e ampie zone pedonali, con negozi e locali, uffici e zone residenziali e strade di accesso in parte sotterranee per separare il traffico dalla vita di tutti i giorni. Si trattava di progetti spiccatamente visionari, che ancora oggi offrono agli abitanti un’ottima qualità della vita, anche se con un’estetica prefabbricata a cui ci vuole un po’ per abituarsi. Anche gli edifici di rappresentanza, quali il teatro, la biblioteca o il municipio del famoso architetto Vinko Glanz, rivelano che Nova Gorica era stata realizzata su dimensioni più grandi; oggi circondano come enormi guardiani un prato verde nel centro città. Una curiosità di cui gli abitanti vanno particolarmente orgogliosi. L’incompiuto e l’approssimativo fanno parte del folklore locale. Tuttavia, negli anni ’80 è stata inaugurata un’università, che ha portato nuovi abitanti e nuova vita. Al contempo, si è puntato anche sul turismo dei casinò. Nuovi hotel e enormi sale da gioco hanno fatto di Nova Gorica la Little Las Vegas della Slovenia. Si è sfruttato uno dei vantaggi delle città di confine.
«Go! Borderless»: un invito a superare i confini
La vita al confine, che caratterizza in modo determinante l’identità di una regione, è ora anche un tema fondamentale della Capitale europea della cultura. L’arte del contrabbando è oggetto di commenti ironici, poiché il traffico illegale di merci fluiva apparentemente alla grande, e in entrambe le direzioni. Si trasportava carne a basso costo dalla Jugoslavia in Italia e si tornava con caffè e blue jeans, perlopiù confezionati e camuffati ad arte. Un piccolo museo del contrabbando proprio al confine mostra oggi le tecniche e i trucchi impiegati per il trasporto. Ma l’obiettivo principale consiste nell’abbattere finalmente i confini che tutt’ora esistono, almeno nella mente delle persone. «Go! Borderless!» è il motto della capitale della cultura, l’obiettivo è lo scambio spirituale e culturale, per questo si tengono alcuni eventi anche sul versante italiano, dove è possibile passeggiare per la vecchia Gorizia e visitare storici edifici come il Palazzo Lantieri.
Ma è soprattutto nei dintorni di Nova Gorica che è possibile provare una gioia sconfinata. Le antiche serre della corte viennese, la valle di Vipava e la Goriska Brda (la parte slovena del Collio) sono di una bellezza straordinaria e invitano a godersi lunghe escursioni. Anche qui si trovano numerose iniziative artistiche sostenute dalla capitale della cultura. L’Art Circle, ad esempio, presenta una mostra collettiva nella splendida villa rinascimentale di Vipolze e invita 20 viticoltori che durante l’estate presenteranno 40 artisti. I viticoltori hanno sempre saputo come superare i confini, avevano i loro vigneti da una parte e dall’altra e con le loro celestiali creazioni hanno dimostrato come si possa unire il meglio di ogni mondo. È qui che si comprende davvero il significato di «Go! Borderless!».
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