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36 GC FONDAZIONE DVN PH MATTEO DE MAYDA
Art & Culture

La prima mostra alla Fondazione Dries Van Noten è una misteriosa camera delle meraviglie

Art & Culture · giugno 2026

J

Josef Frauner

giugno 2026

«The Only True Protest Is Beauty»

La bellezza come la dichiarazione più radicale del presente: l’ex stilista Dries Van Noten trasforma un palazzo sul Canal Grande in un’opera d’arte totale.

Tra i pesanti tendaggi di velluto di Palazzo Pisani Moretta aleggia quel particolare profumo di legno antico, umidità del Canal Grande e cera che solo Venezia conosce. Fuori scivola un vaporetto, mentre all’interno un abito di Comme des Garçons pende come una sagoma oscura sotto un affresco del XVIII secolo. Poche sale più in là, i fiori di vetro di Lilla Tabasso scintillano emergendo dalla terra come se si fossero fatti strada in segreto attraverso il pavimento di marmo. E a un certo punto, tra soffitti decorati a stucco dorato, gioielli a forma di teschio e ceramiche dall’estetica futuristica, diventa chiaro che Dries Van Noten non ha semplicemente inaugurato uno spazio espositivo a Venezia.
Ha creato un universo tutto suo: un mondo affascinante, scintillante e al tempo stesso avvolto da una sottile penombra.

© Camilla Glorioso

Con la nuova Fondazione Dries Van Noten all’interno di Palazzo Pisani Moretta, per il designer belga inizia una seconda carriera. Dopo aver lasciato la sua maison nel 2024, molti si aspettavano che si dedicasse al giardinaggio, una delle sue grandi passioni. Invece, insieme al compagno Patrick Vangheluwe, ha acquistato uno dei palazzi più spettacolari affacciati sul Canal Grande. La prima mostra porta il titolo The Only True Protest Is Beauty, una frase del cantautore e attivista americano Phil Ochs. La bellezza come forma di resistenza. Non come evasione, ma come atteggiamento. 

© Courtesy of Christian Lacroix and STL group

Già il percorso attraverso l’edificio ricorda una delle sue celebri sfilate: lento, atmosferico, ipnotico. Non sali semplicemente delle scale; attraversi un sistema di emozioni accuratamente orchestrato. In una sala, opere metalliche brutaliste dialogano con lampadari veneziani; in quella successiva, lo stilista Christian Lacroix e la ceramica giapponese si incontrano come vecchi amici a un ballo in maschera. Van Noten descrive la mostra non come una classica esposizione d’arte, ma come un dialogo tra discipline. «I confini che esistevano un tempo sono scomparsi», ha dichiarato in un’intervista ad AnOther Magazine parlando della separazione tra arte e artigianato. Oggi conta soprattutto ciò che viene ancora realizzato «con le mani, il cuore e il cervello». Questa frase spiega in fondo l’intero palazzo. Qui non si tratta di arte di status né delle consuete gestualità da Biennale, sospese tra teoria e megalomania. Si tratta di materialità. Di mani. Di superfici. Del lento processo della creazione. Van Noten ha riunito oltre 200 opere tra moda, gioielleria, vetro, ceramica, design e fotografia. 

© Matteo de Mayda
© Matteo de Mayda
© Matteo de Mayda

La mostra è particolarmente potente quando rifiuta l’idea di una bellezza levigata e perfetta. Ci sono i lavori floreali in vetro di Lilla Tabasso, rigogliosi e già appassiti allo stesso tempo. Ci sono i gioielli dal fascino morboso della maison veneziana Codognato con i loro motivi vanitas. Appaiono poi le monumentali fotografie di Steven Shearer, ragazzi addormentati, sospesi e vulnerabili. E ancora le ceramiche grottescamente belle dell’artista giapponese Kaori Kurihara, che sembrano nate da un sogno febbrile. Ciò che conta davvero è però il modo in cui tutte queste opere dialogano tra loro. Nulla appare chiuso in una dimensione museale. La mostra funziona piuttosto come una Wunderkammer per adulti, piena di contrasti, eccessi e incontri sorprendenti. Ed è proprio questo a renderla così veneziana. Decadenza e dissoluzione si manifestano contemporaneamente. 

© Courtesy Fondazione Dries van Noten, Matteo de Mayda
© Matteo de Mayda

Der 1740 im Rokoko-Stil umgebaute Palazzo selbst spielt dabei die Hauptrolle. Seine goldenen Stuckaturen, die Fresken, die dunklen Spiegel, die schweren Türen: All das ist nicht bloss Kulisse, sondern das sind Mitspieler. Die Arbeiten reagieren auf die Räume, manchmal fast aggressiv. Eine rohe Metallskulptur von Peter Buggenhout steht im Entrée wie ein Fremdkörper aus einer dystopischen Zukunft. Ein paar Zimmer darüber erscheint ein zarter gläserner Tisch beinahe geisterhaft leicht. Gerade diese Spannung interessiert Van Noten. Schönheit als etwas Unruhiges. Nicht als Antwort, sondern als Frage. Gemeinsam mit Patrick Vangheluwe formulierte er es so: «Nicht eine Flucht vor der Realität, sondern eine Möglichkeit, sich ihr zu stellen.»

© Fondazione LR
© Matteo de Mayda

Il palazzo stesso, rinnovato in stile rococò nel 1740, interpreta il ruolo principale. Gli stucchi dorati, gli affreschi, gli specchi scuri e le porte imponenti non sono semplicemente uno sfondo, ma veri protagonisti. Le opere reagiscono agli spazi, a volte quasi in modo aggressivo. Una scultura metallica grezza di Peter Buggenhout domina l’ingresso come un corpo estraneo proveniente da un futuro distopico. Poche stanze più in alto, un delicato tavolo di vetro appare invece quasi spettrale nella sua leggerezza. È proprio questa tensione a interessare Van Noten. La bellezza come qualcosa di inquieto. Non una risposta, ma una domanda. Insieme a Patrick Vangheluwe l’ha definita così: «Non una fuga dalla realtà, ma una possibilità di affrontarla». Forse è proprio questa la vera sorpresa della Fondazione, aperta per ora soltanto fino al 4 ottobre prima dei necessari lavori di restauro del palazzo: riesce a sottrarsi alle logiche dell’arte contemporanea senza diventare nostalgica. Van Noten non è interessato né ai white cube sterili né alle promesse digitali del futuro. Lo interessano le cose fatte a mano. L’imperfetto. L’umano.

© Matteo de Mayda

E naturalmente questo nuovo ruolo è affascinante anche dal punto di vista biografico. Per decenni Dries Van Noten è stato considerato il grande poeta della moda, un designer che comprendeva il colore e il tessuto in modo più emotivo di quasi tutti i suoi contemporanei. Oggi traduce quella sensibilità in spazi. In atmosfere. In drammaturgia curatoriale. Il palazzo diventa così una continuazione percorribile delle sue collezioni. Che proprio Venezia sia il luogo ideale lo si capisce immediatamente. Questa città è sempre stata un laboratorio di bellezza e decadenza. Ed è proprio per questo che la mostra funziona così bene qui. Non cerca di spiegare il presente. Crea invece nuovi momenti di straordinaria intensità. 

Per visitare la Fondazione Dries Van Noten a Palazzo Pisani Moretta è necessario acquistare in anticipo una Friend Card (20 euro). Maggiori informazioni su fondazionedriesvannoten​.org. The Only True Protest Is Beauty è visitabile fino al 4 ottobre 2026.

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